• Dai Giardini del Balio, Monte Cofano. Dai Giardini del Balio, Monte Cofano.
  • Iconografia monetaria che attesta la presenza ad Erice del tempio in onore alla Dea Afrodite. Iconografia monetaria che attesta la presenza ad Erice del tempio in onore alla Dea Afrodite.
  • Le Torri Pepoli e il castello di Venere. Le Torri Pepoli e il castello di Venere.
  • Le mura Elimo-Puniche. Le mura Elimo-Puniche.

Erice  

Un percorso culturale davvero affascinante: sarà come aprire una finestra sul passato per cogliere profonde sensazioni in una magica atmosfera di sacralità fatta di simboli di civiltà, dal passato più remoto a quello di due secoli fa.

Erice  sorge su un promontorio (751 s.l.m.) che si trova nell’estremo lembo nord-occidentale della Sicilia, la sua posizione, invidiabile, la pone proprio al centro di altri siti rilevanti sotto il profilo sia ambientale-paesaggistico che storico-artistico ed archeologico della provincia di Trapani. Dista infatti 46 Km. da Marsala, 25 Km da Mozia 35 Km. da Segesta, 40 Km. da San Vito Lo Capo, 89 km da Selinunte , 16 Km. dall’imbarco per le isole Egadi, 15 Km. da Trapani cui è collegata anche con una comoda e panoramica funivia di recente realizzazione. Erice, fu abitata sin dai tempi del paleolitico superiore e del neolitico (le grotte), gli Elimi-Sicani vi si stabilirono ed instaurarono il culto della divinità della natura feconda praticata in un recinto sacro delimitato da alte mura che coronavano una rupe cilindrica isolata nel punto più alto del monte. In quello stesso sito in seguito fu edificato un tempio dedicato alla sacralità dell’amore, in ogni sua espressione, divenuto ben presto famoso in tutto il bacino del mediterraneo allorquando i popoli che si succedettero nel dominio della città ne alimentarono il culto. I Punici vi adorarano Astarte-Tanit, con i greci divenne Afrodite ed infine con i Romani Venere. Fu meta obbligata per nobili e popolani, alti burocrati e generali, per gli arditi naviganti, che avvistavano, già lontano dal mare il sacro fuoco che sempre ardeva, come un faro, sul monte. Tutti saliti l’erta montagna, accorrevano per propiziarsi la dea, con offerte votive, e con sacrifici e la pratica di riti amorosi. Conquistata dagli Arabi prese il nome di Gebel Hamid sin quando i Normanni nel 1076 non li scacciarono.  Da allora la città in onore al Santo che li aveva favoriti si chiamò Monte San Giuliano fino al 1934 quando riprese a chiamarsi Erice. Dall’alto del suo omonimo monte, maestoso e solitario, formato da regolari e caratteristiche stratificazioni giurassiche, una incommensurabile visione si apre su una variegata vasta porzione della Sicilia occidentale tra cielo terra e mare. Si ha l’impressione di scrutare una viva mappa geografica, il panorama davvero mozzafiato, si perde a vista d’occhio su sconfinati orizzonti. La plurimillenaria città, nitida e silenziosa, posta sulla spianata in vetta presenta oggi un impianto urbanistico medievale pressochè integro, percorrendo le sue linde strade lastricate, faremo un tuffo nel passato, ci inoltreremo per un museo aperto. In rapida successione tra le rientranze dei tipici cortili sempre fioriti vedremo alternarsi possenti facciate di case patrizie e di chiese, conventi e monasteri dagli austeri portali. Poche città oggi riescono quanto Erice ad offrire con tanta spontaneità l’immagine e l’ambiente urbanistico e sociale che avevano nei secoli scorsi. E’ cinta, unico esempio rimasto in Sicilia, dalle possenti mura elimo-puniche che risalgono all’VIII sec. a.c.. La pianta della città, cosi come la consorella città elima di Segesta, ha forma di un perfetto triangolo e per tale motivo, viene considerata, da esperti in scienze esoteriche città magica. Caposaldo per le varie civiltà che hanno mirato alla conquista della Sicilia Erice è stata allo stesso tempo presidio militare ma soprattutto dalla sua origine ai nostri giorni “città sacra”. Il misticismo dei luoghi, colto dai tempi più remoti ha fatto sì che qui siano stati esercitati culti sacri e profani, qui sono stati di casa  miti e divinità, e tutti quanti i popoli che qui si sono insediati hanno esaltato questo aspetto ascetico. Le innumerevoli chiese, e monasteri edificate testimoniano ancora la vocazione del luogo. Ed una arcana atmosfera, un senso mistico, qui come in pochi altri posti, permette di cogliere sensazioni particolari, di ritrovare la propria interiorità più profonda in una dimensione quasi surreale, dove oltre alla ricerca per ritrovare la giusta dimensione umana e poi ancora l’incontro con il sovrannaturale risulta più facile raggiungere anche gli orizzonti conoscitivi della cultura e dell’arte, così cospicuamente presenti e stratificate. Oggi in virtù di queste esclusive peculiarità il sito è identificato sia come “Montagna del Signore” che come “Città della Scienza per la Pace”, dove per eminenti studiosi, e congeniale scrutare nelle sconfinate frontiere di studi scientifici, ponendo la scienza a servizio della pace, per trovare soluzioni per le emergenze planetarie. Qui, non a caso, infatti si è insediato e continua la sua meritoria opera nel campo scientifico la fondazione “Ettore Majorana”, magistralmente diretta dall’insigne Prof. Antonino Zichichi, e non a caso Erice è stata, di recente, indicata come sede ideale per i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi.  




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